Unione Europea: l’ Irlanda affossa il Trattato

L’ Irlanda ha detto no al Trattato di Lisbona. Il referendum dello scorso 12 giugno ha decretato la vittoria, con il 53,4% dei voti, dei contrari alla ratifica. Il fronte del “sì”, guidato dal neo-premier Brian Cowen e dai tre partiti principali del Paese, si è invece fermato – secondo le stime ufficiali – al 46,6% dei voti. L’Irlanda è l’unico Paese europeo ad aver disposto la propria adesione al nuovo trattato europeo – che modifica in parte il precedente, bocciato nel 2005 da Francia e Olanda – con decisione popolare, secondo referendum. La presidenza di turno slovena ha fatto intanto sapere che si tornerà a discutere del trattato a partire dal 15 ottobre prossimo, con la prima riunione del consiglio europeo della presidenza francese.

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Con la secca vittoria dei no i commenti e le condanne da parte del mondo politico italiano ed europeo sono rimbalzate da un giornale all’altro. Il Presidente Napolitano a caldo aveva sottolineato la necessità di cambiare la regola di ratifica, che prevede l’unanimità di consensi, perchè non “si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell’1% della popolazione dell’Unione, possa arrestare l’indispensabile processo di riforma”. Se l’ Irlanda non vuole accettare il Trattato, insomma, deve rimanere fuori dall’Europa. La Lega si è prima detta contenta, affermando con Calderoli che “tutte le volte in cui i popoli sono stati chiamati a votare hanno bocciato clamorosamente un modello di Europa che viene vista lontana dai popoli stessi”, per poi ritrattare la propria posizione con Bossi. Dalla Francia Sarkozy (nella foto) ha affermato che non si procederà all’allargamento dell’Unione a nuovi paesi (Croazia in primis) se prima il Trattato non avrà il consenso di tutti. Il referendum irlandese ha aperto un dibattito rimasto finora sopito, che coinvolge prima di tutto le popolazioni europee, per la stragrande maggioranza ignare delle possibili conseguenze del Trattato stesso. Ora, come cambierà la posizione dell’Irlanda – che già qualcuno vorrebbe eliminare dal gioco europeo – e come sarebbero andate le cose se avessero vinto i “sì”, ed il Trattato fosse stato ratificato? La carta di Lisbona prevede modifiche sostanziali nelle funzioni del Parlamento europeo, rafforzato ed eletto direttamente dai cittadini europei, che potranno anche presentate proposte alla Commissione. 539f4ebaaaa9f64eabec45c79bf05adc.jpg Gli stati avranno inoltre per la prima volta il diritto di recedere dall’Unione. Le modifiche riguardano principalmente la maggior trasparenza ed efficienza delle istituzioni europee, in un quadro generale di rafforzamento della democraticità, dei diritti individuali e della sicurezza. Il Trattato tende infine a portare l’Europa alla ribalta della scena politica internazionale, con l’elaborazione di nuove politiche comuni e unendo le forze e gli strumenti comunitari di politica estera. Le perplessità sul Trattato rimangono comunque numerose, e in molti si chiedono perché i popoli europei non siano stati chiamati a decidere del proprio futuro in forma diretta. Ci si chiede inoltre perché, al già complicato e poco chiaro meccanismo politico italiano e di altri stati europei, si debba aggiungere quello europeo, sentito ancora distante dalla maggior parte dei cittadini dell’Unione. Il Trattato assicurerebbe una maggiore democraticità, trasparenza e partecipazione. Ma non è un caso che il fronte del “no” abbia vinto anche – e forse soprattutto – perché non convinto dalla poca chiarezza degli obiettivi e per l’esclusione di tutti gli altri popoli europei dal processo decisionale. In Irlanda i manifesti propagandistici a difesa del no recitavano Lisbon ‘ll cost you, Lisbona ti costerà, oppure “non rischiare la tassazione europea, vota no”. Sul fronte del sì i motti erano “fai lavorare meglio l’Europa” e “Vota si, per il lavoro, l’economia ed il futuro dell’Irlanda”. Ma in un’Europa formata da Stati per molti versi ancora traballanti internamente, con economie che non girano al meglio e con ancora molti problemi di sicurezza, pensare ad un progetto sovranazionale, con politica estera e di sicurezza comune, appare per molti una sfida troppo grande da affrontare. Nella spaccatura interna irlandese ed europea, è riflessa la mancanza di una linea comune dei paesi dell’Unione. C’è chi considera la mancata ratifica del Trattato di Lisbona un’occasione persa per rendere l’Ue un organismo davvero efficiente e presente nel gioco delle potenze mondiali, e chi invece si preoccupa per l’economia e la politica estera dei singoli paesi, che non sarebbero più autonome. Sarebbe forse allora più utile pensare ad un nuovo organismo unito non solo formalmente, con un Trattato poco conosciuto da tutti i cittadini, e creare prima una base politica forte e coesa, che possa essere una spinta propulsiva e decisiva per il processo di una più sentita unità europea.

 
Autore: Alessandro Ricci
 
Fonte: www.geopolitica.info
 
 
Unione Europea: l’ Irlanda affossa il Trattatoultima modifica: 2008-06-30T15:20:00+00:00da stefanocareddu
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