Francia: progetti ambiziosi per il semestre di presidenza dell’ Unione

Il 30 giugno alle 23.00, la tour più famosa del mondo si è illuminata per avviare il turno semestrale della Presidenza francese dell’Unione europea. La Francia ha afferrato il testimone dalla Slovenia in un tripudio di effetti speciali giustificabili con un esercizio in scala senza precedenti. L’ ultima volta della Presidenza francese risale al 2000 e i paesi che facevano parte dell’Unione erano ancora quindici. E la Francia di Nicolas Sarkozy (nella foto) si prepara con impegno davvero notevole: saranno più di quattrocento gli eventi che si svolgeranno dal primo luglio al 31 dicembre a Parigi e nelle principali città dell’ Esagono. Il secondo semestre dell’anno riduce, per via della pausa estiva, il periodo utile di lavoro a meno di cinque mesi, e questa volta i francesi, non potendo reintrodurre il calendario laico del 1792 che prevedeva l’abolizione della domenica come festività, si sono organizzati anticipando le riunioni ministeriali informali che si svolgeranno già a partire da luglio.
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L’ Eliseo punta ad ostentare il suo fascino nell’ esercizio di questa presidenza, triplicando i fondi di spesa rispetto all’ultima esperienza. Senza dimenticare che durante i mesi che hanno preceduto la nomina, Nicolas Sarkozy ha girato le capitali europee per mobilitare le energie. Eppure meno di un francese su due ritiene che l’ adesione all’ Ue sia un evento positivo per il proprio paese: stando ad un sondaggio TNS Sofres reso pubblico il 24 giugno, l’85 per cento dei francesi si dichiarano soddisfatti della loro vita personale, ma per il resto, rimangono molto pessimisti. C’è chi definisce i francesi come “italiani di pessimo umore”, e secondo l’eurobarometro il paese transalpino resta uno dei più pessimisti del continente. La globalizzazione (che i francesi preferiscono tradurre in mondialisation), è vista come il male assoluto e la situazione occupazionale potrebbe, proprio grazie a questo processo, peggiorare sia il dato occupazionale che il potere di acquisto. Si può parlare (e non solo per la Francia) di dimenticanza, visto che senza l’euro molti paesi avrebbero subito importanti svalutazioni della moneta nazionale e conosciuto prezzi al consumo ben maggiori di quelli attuali, malgrado ciò, solo il 29 per cento dei francesi ritiene di vivere in un paese più ricco proprio a causa della partecipazione all’istituzione sovranazionale e intergovernativa di Bruxelles. Questa volta è la tigre celtica che ha detto “No”. Quando il 29 maggio del 2005 il 54,8 per cento dei francesi aveva votato contro la voluminosa raccolta di diritti e doveri transnazionale, il presidente Chirac non manifestò troppo stupore. cce6e28b1b6b5dbf4e0711560c3d6df7.gif D’altro canto, aveva deciso lui di ricorrere all’istituto del referendum (caro al gollismo) per canonizzare l’accettazione o giustificarne il risultato negativo. Allora, tutti gli stati membri e 255 milioni di abitanti furono fermati dalla volontà di due stati, la Francia e l’ Olanda. Ora Sarkozy si appresta ad assumere, non senza qualche mal di pancia, la presidenza di turno dell’Unione. Il capo dell’Elysée non potrà andare avanti nel suo progetto di unione mediterranea per via delle resistenze della Germania e di alcuni paesi della sponda sud, come l’ex territorio d’oltremare dell’ Algeria. In più il “No” irlandese. Senza una carta costituzionale comune l’Europa potrebbe perdere slancio politico e credibilità, non avrà la possibilità di rinnovare se stessa, né il suo ministro degli esteri: se il segretario di Stato americano volesse trattare con l’ Europa, senza l’accettazione della carta costituzionale all’unanimità non avrà alcuna possibilità di parlare con un interlocutore singolo. Non ci potrà essere nessun grandioso esercito europeo e comunque niente politica comune della difesa. E questo, con la contingenza del momento, potrebbe non rappresentare una differenza di poco conto. L’ Unione europea coincide ormai con la nozione di Europa, il secondo brusco arresto dopo il risultato negativo del referendum svolto in Irlanda stavolta non è segno di un rifiuto nazionale assimilabile ad una diffidenza gollista. Se in passato la paura della calata dell’idraulico polacco o di masse di immigrati dai paesi del sud del mondo, ha bloccato l’accettazione della carta dell’ Ue, questa volta il risultato negativo potrebbe essere attribuito al fatto che Dublino non trova nessun vantaggio in una politica estera comune, visto la lotta che ha dovuto sopportare per la piena sovranità nel secolo scorso. In fondo gli irlandesi con la Comunità hanno già conquistato tutto quello che potevano conquistare, zone di libero scambio, moneta comune che possono scegliere se usare o no, in sostanza benessere economico. Se durante la guerra fredda l’ Europa era protetta dall’ombrello atomico americano, ora la protezione è di tipo finanziario, ed è la stessa Europa che la fornisce. Se la politica estera e di difesa comune non decollerà, sarà semplicemente perché gli europei non la vogliono e se poi si decidesse di usare il referendum bisognerebbe considerare che non si tratta di un istituto che porta fortuna al progetto comune: quando nel gennaio del 1973 la Cee passò dai sei stati fondatori a nove membri, la Norvegia, che aveva aderito in un primo momento, poi dovette rinunciare a causa del responso negativo della volontà popolare. d5d960f63afa877726126b722eee2ae1.png Si è completata l’ unione economica e monetaria ma la dimensione politica dell’ organizzazione resta nelle mani della buona volontà e del realismo degli Stati nazione. Sarkozy ha manifestato chiaramente il suo atlantismo, nel 2007 con la vittoria alle elezioni ha impresso un cambio di rotta nel campo delle relazioni bilaterali Francia-Usa. Ora, con la presidenza di turno dell’ Ue ha la possibilità di approfondire, allargare, completare, la dimensione politica dell’Unione avendone tra l’altro oltre che le possibilità anche le capacità. Da questo punto di vista, sembra assomigliare più che a De Gaulle, al delfino di quest’ultimo: Georges Pompidou. La politica internazionale in Francia è domaine réservé del capo di Stato. Conosciamo Sarkozy come europeista convinto: quando i gollisti più puri si dichiaravano la propria diffidenza, Sarkozy era in prima fila nella campagna per Maastrich nel 1992.  Alle spalle di Sarko ci sono gli ideali dei padri fondatori che lui ammirava come Jacques Delors (per l’arte del compromesso) e De Gaulle (per l’ambizione politica). In questo semestre probabilmente l’ entrata della Turchia nell’ Unione non sarà considerata come una priorità, per Sarkozy, è obbligatorio il riferimento alla geografia e alle radici culturali, il progetto europeo inteso come valori, confini e storia condivisi. In questo senso la Francia di Sarkozy vorrebbe fermarsi ad analizzare ciò che è avvenuto: l’allargamento a ventisette membri, alcuni dei quali chiedono più di quanto possano dare, e dove alcune aree industriali della Romania e della Polonia rappresentano vere e proprie bombe ecologiche. La Francia ha sempre cercato di creare modelli alternativi al resto delle nazioni europee ed extraeuropee, il modello francese di Nicolas Sarkozy potrebbe ora indirizzare le politiche dell’ Unione. Certo, in sei mesi non si può fare molto, ma proporre un modello che plausibilmente qualcun altro condividerà, è ora il compito di quello che durante la campagna elettorale del 2007 veniva chiamato il “francese di ferro”.

Autore: Giuseppe Telli

Fonte: www.geopolitica.info

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Francia: progetti ambiziosi per il semestre di presidenza dell’ Unioneultima modifica: 2008-07-04T15:40:00+00:00da stefanocareddu
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