Russia: Abkhazia e Ossezia, due pedine contro l’ espansione della Nato

Tra Russia e Georgia la tensione continua a salire ed il suo eco, questa volta, arriva ben più lontano del remoto Caucaso. A margine del G8 di Hokkaido i grandi del mondo si sono interrogati sulle vicende di quella ricca e travagliata zona. I rappresentanti delle maggiori economie della terra tra i fitti colloqui sul prezzo del petrolio e sulla recessione mondiale, hanno affrontato seppur distrattamente, anche la crisi che attanaglia ormai da troppi anni i due stati ex fratelli ed ora nemici. Il neo presidente russo Dmitrij Medvedev (nella foto) non ha cancellato dall’ agenda le priorità della politica estera del suo predecessore e non ha depennato Tblisi dalle questioni che rivestono un elevato indice di priorità. In Giappone l’ ex delfino di Putin, in uno dei tanti faccia a faccia avuti con George W. Bush ha evidenziato come Mosca sia realmente intenzionata ad abbassare i toni e a normalizzare la situazione con la Georgia, ma, ha aggiunto, è proprio l’ ex Stato satellite che appare sordo al dialogo. Le posizioni, come spesso accade, sembrano inconciliabili.

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La ruggine tra i due paesi è ormai datata e nelle ultime settimane si è registrata un’impennata nella crisi. Il nodo dello scontro alberga nelle due regioni separatiste della Georgia, l’ Abkhazia e l’Ossezia del Sud le quali, benché facenti parte del territorio amministrato da Tbilisi, sono di fatto indipendenti dai primi anni novanta. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili sta scommettendo buona parte della sua credibilità politica proprio sulla riannessione di queste porzioni di territorio, ed è inevitabile che la tensione salga anche a fronte degli interessi che Mosca otterrebbe dalla separazione di tali piccole regioni. La posizione russa è chiara. Sottrarre a Tbilisi parti del suo territorio equivale a minare dall’interno uno dei partner filo-atlantici più ostili a Mosca, che potrebbe nuocere alla nuova idea di grandeur di cui il Cremlino, ormai, non fa più mistero. Non è un caso che dopo la controversa dichiarazione di indipendenza del Kosovo, Mosca abbia colto per primo l’appello fatto dall’ Abkhazia e dall’Ossezia del Sud per il loro riconoscimento di autonomia, pur senza far seguire alcun atto ufficiale. Certo è che Saakashvili ha molto da temere e pertanto cerca di portare all’ attenzione del mondo la sorte di lembi di terra così lontani agli occhi dell’occidente. Del resto, gli ultimi avvenimenti hanno maggiormente inasprito i toni, tenendo alto il livello di rischio. Lo scorso otto luglio anche Javier Solana, l’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza comune, ha espresso il proprio timore per il «deterioramento della situazione». Il tutto a seguito dei più recenti attentati che allungano la scia di sangue nella martoriata zona.46beb1f1d5e16568a28d2c3f1b50b936.gifL’ ultima strage è accaduta il sei luglio, quando nella città di Gali, in Abkhazia, un’esplosione in un bar ha ucciso quattro persone. Dalla fine di giugno, inoltre, l’ artiglieria georgiana bombarda costantemente numerosi villaggi in Ossezia del Sud, e la stessa capitale Tskhinvali viene sorvolata da minacciosi aerei georgiani. L’ Ossezia del Sud accusa la Georgia di intensificare gli spostamenti di truppe militari all’interno dei suoi “confini”, e si è dichiarata pronta a rispondere agli attacchi. A fare da paciere, sorvegliando l’area, ci sono le truppe di Mosca, e la Russia non ha alcuna intenzione di richiamare i suoi militari i quali, pur avendo funzioni di peacekeeping, stazionano nella regione separatista attirandosi gli strali dei georgiani. Saakashvili chiede a gran voce la sostituzione di tale presenza militare con una forza di interposizione dell’ Unione europea accusando l’ orso bianco di aiutare le popolazioni “ribelli” e di agire direttamente per i propri interessi anziché limitarsi al mantenimento dello status quo. Per mostrare i muscoli, Tbilisi non lesina investimenti in tecnologia militare anche se la sua corsa al riarmo è dettata più dal raggiungimento degli standard richiesti dalla Nato, in cui la Georgia vorrebbe entrare al più presto, piuttosto che dalla minaccia russa. L’ ingresso nel Patto Atlantico garantirebbe un maggior controllo dell’ occidente filo-Usa nell’ area del Caucaso in vista, soprattutto, della costruzione di quelle pipeline che aggirerebbero la Russia e la taglierebbero fuori dal grande gioco dell’ energia. Mosca, ovviamente, non rimane a guardare ed ostacola da sempre un allargamento della Nato sin dentro il cortile di casa propria. L’ambasciatore russo presso la Nato Dmitry Rogozin, lo scorso aprile ha dichiarato che «l’ Abkhazia e l’Ossezia del Sud non vogliono entrare nella Nato e la pensano in modo totalmente diverso dalla Georgia». Pertanto soffiare sul fuoco e mantenere instabile la situazione politica nell’area resta un’ arma fondamentale tra le mani dei russi che così facendo potrebbero rallentare di molto il processo di allargamento. La protezione di partner occidentali che abbiano un maggior peso internazionale è lo scopo da perseguire in casa georgiana e non è un caso che il ministro degli esteri Eka Tkeshelashvili abbia recentemente dichiarato di sentirsi parte della comunità dei paesi europei e di voler trovare una soluzione alla crisi con l’ aiuto dell’ Unione stessa. Ad inasprire maggiormente i toni, ci sono state anche le dichiarazioni del segretario di stato americano Condoleeza Rice, che facendo tappa a Praga dove ha firmato il primo accordo sullo scudo antimissile che tanto irrita Mosca ha affermato che «alcune cose fatte dai russi negli ultimi mesi hanno creato tensione nel Caucaso» aggiungendo poi che «la Georgia è uno Stato indipendente e deve essere trattata come tale» garantendo che «l’ impegno degli Usa per la sua integrità territoriale è forte». Gli ingredienti per un’ escalation di tensione che possa culminare in scontro aperto ci sono tutti e bisognerà attendere i prossimi mesi per vedere quale soluzione verrà scelta dai contendenti in campo anche se un conflitto appare l’ unica cosa certa che i due contendenti vogliono scongiurare.

Autore: Maurizio Gentile

Fonte: www.geopolitica.info

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Russia: Abkhazia e Ossezia, due pedine contro l’ espansione della Natoultima modifica: 2008-07-21T18:07:23+00:00da stefanocareddu
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