Mosca e Pechino, il sole sorge sempre più ad Est

L’ asse strategico sino-russo si rafforza e l’ Europa resta a guardare. In realtà la situazione è molto più complessa di quella che emerge da una lettura superficiale degli eventi più recenti sulla scena internazionale. Ma risulta inevitabile che una notizia come quella dell’ accordo sui confini tra Cina e Russia del 23 luglio scorso, dopo circa ottanta anni di controversie, lascia veramente stupiti per le conseguenze che potrà avere nel prossimo futuro sullo scacchiere geopolitico mondiale. Mentre i presidenti e i capi di governo europei si mostrano ancora titubanti sulla loro partecipazione alla cerimonia d’ inaugurazione dei prossimi Giochi Olimpici, Mosca si conferma solidale con Pechino inviando il ministro degli Esteri Sergey Lavrov a firmare, insieme al collega cinese Yang Jiechi (insieme nella foto), la ripartizione dei 327 chilometri quadrati contesi dal 1929.

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La portata dell’ accordo raggiunto, che secondo le prime indiscrezioni riconsegna alla Cina l’ isola di Yinling e metà di quella di Heixiazi, è soprattutto politica. Per dirla con le parole del capo della diplomazia del Cremlino, crea ulteriori opportunità di “amicizia e cooperazione tra i due paesi”, in un contesto di rapporti bilaterali già positivi. Nei primi cinque mesi del 2008, infatti, gli scambi commerciali sono cresciuti del 60% e la firma dell’ intesa è propedeutica alla realizzazione di una zona di libero scambio nell’estremo nord della Repubblica Popolare dove la Russia vanterà una sorta di diritto di precedenza sul nascente mercato cinese, mentre la Cina rafforzerà la sua prelazione per quanto riguarda l’ acquisto delle abbondanti risorse energetiche del vicino. Mai come in questo periodo i due colossi del XXI secolo sono stati così in sintonia dal punto di vista economico e politico. Ciò è in gran parte il frutto di un’ intuizione diplomatica asiatico-centrica che si è dimostrata molto felice. La Shanghai cooperation organisation (cui aderiscono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tajikistan e Uzbekistan) è nata nel 2001 su impulso cinese con l’ obiettivo di rafforzare la sinergia tra i paesi del centro e del nord Asia, con Cina e Russia a farla da padroni. Ad un’ iniziativa di questa portata, che ha dato il via ad una serie di progetti di sicurezza, intelligence e di coordinamento economico non di poco conto, l’ Unione Europea non ha saputo reagire con altrettanta incisività politica in tutte le organizzazioni di collegamento che la vedono seduta accanto ai due competitor più importanti sul nuovo scenario planetario.china.russia.jpg  In questi sette anni, grazie anche ad un canale privilegiato di dialogo, Mosca e Pechino hanno approfondito relazioni commerciali e strategiche che hanno portato ad un interscambio notevole in termini di energia e tecnologia militare, ad esercitazioni comuni tra i due eserciti, nonché ad assumere posizioni comuni in politica estera, a cominciare da quella che le vede concordi nel non forzare i tempi con l’ Iran, braccato dalla comunità internazionale per la questione atomica. Attraverso il “Gruppo di Shanghai”, Cina e Russia hanno stabilito relazioni con diverse organizzazioni internazionali, prime tra tutte le Nazioni Unite e l’ Associazione delle nazioni del sudest asiatico (Asean). Sinora, i Paesi membri della Sco hanno siglato 127 programmi di cooperazione e costituito sette gruppi di lavoro per promuovere la cooperazione in diversi settori, dal commercio all’ energia, dalle telecomunicazioni ai trasporti. Il quadrante geopolitico asiatico è in grande fermento anche in conseguenza di una politica statunitense a dir poco scellerata – come afferma nel suo L’ ultima chance l’ autorevole Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la Sicurezza nazionale dell’ amministrazione Carter – visto che negli ultimi sette anni ha avuto come immediata conseguenza in Estremo Oriente l’ incremento del senso di insicurezza da parte dei giapponesi, che ha convinto il governo di Tokyo ad elevare la propria capacità militare per contrastare la crescente forza della Cina. Da ciò è scaturito un effetto domino pericoloso per gli Usa, ma anche per l’ Unione Europea, che ha di fatto ha avvicinato Mosca e Pechino. Anche in virtù di questa special relationship, oltre all’ accresciuta importanza dell’ India ed il consolidato ruolo internazionale di Giappone e Corea del Sud, il peso politico dell’ Asia sta cambiando gli equilibri sullo scenario mondiale. Troppo irrigidita su stessa e forte del suo appeal verso i paesi asiatici, che comunque non smettono di dimostrare interesse verso i prodotti, le culture ed i capitali europei, Bruxelles manca di quell’ inerzia diplomatica capace di ristabilire una visione meno sbilanciata delle relazioni internazionali. Soprattutto oggi che gli Stati Uniti d’ America vivono un’ amplissima crisi di consenso diplomatico, l’ Europa dovrebbe farsi promotrice di una politica estera comune molto più incisiva con lo scopo di impedire che “l’ asse orientale” esautori il Vecchio Continente del ruolo di mediatore che la storia recente le ha riconosciuto. Per fare ciò è necessario, con tutta probabilità, riacquisire una buona dose di realpolitik ed iniziare a mostrarsi più accondiscendente verso temi sensibili per la Cina quali l’ eliminazione dell’ embargo all’acquisto di armi, nuovi accordi commerciali vantaggiosi ed una posizione univoca rispetto alla questione Taiwan. Solo così sarà possibile incidere sull’ evoluzione, anche interna, della politica cinese, accusata di essere, a seconda dei casi, fin troppo muscolare ed imbavagliata. D’ altronde è ormai evidente che l’ atteggiamento del muro contro muro, con una Cina tanto forte economicamente, vede perdenti proprio gli europei che dovrebbero far valere di più l’ approccio conciliante. Senza dimenticarsi però che la crescita economica e commerciale dell’ ex Impero di Mezzo, nell’ era del mercato globalizzato, è garantita in maniera inscindibile dall’ afflusso di capitali stranieri nell’impianto produttivo cinese, e dall’ acquisto da parte degli occidentali dei prodotti made in China.

Autore: Roberto Coramusi

Fonte: www.geopolitica.info

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Mosca e Pechino, il sole sorge sempre più ad Estultima modifica: 2008-08-05T13:55:00+00:00da stefanocareddu
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